19 aprile 2010

Tony Augello: a dieci anni dalla scomparsa

“Non credo nella politica condotta contro qualcuno, ma per qualcuno: per la comunità nazionale, per la comunità cittadina, per i lavoratori, per i più deboli, per i giovani, per gli anziani, per le famiglie.
Non vogliamo riempirci la bocca di critiche, ma tentare di disegnare un progetto e consentire a questa grande città, la più importante d’Italia, di tornare ad interessarsi di politica, ad esserne coinvolta e a sognare. E’ una grande ambizione e una grande speranza”.

Antonio Augello
(Dal discorso tenuto in aula Giulio Cesare il 18 gennaio 2000)

Il pensiero di Tony
“A Roma c’è un rapporto sentimentale forte che lega la città e la destra politica. Lo avevo intuito da ragazzo, dalle porte che si aprivano per noi attivisti nel popolare quartiere del Tuscolano sottraendoci alla polizia dopo gli scontri durissimi nell’anniversario dell’eccidio di via Acca Larentia.
Me n’ero convinto nel giorno dei funerali di Almirante nella folla immensa e per tanta parte sconosciuta intorno a quella bara, nell’affetto quasi palpabile che tracimava dalla città, normalmente tanto pigra e indolente, per quel suo figlio così poco celebrato in vita epppure segretamente e teneramente amato, per uno di quei giovani che nel giugno del ’44 non aspettava alla finestra gli eventi ma era al Nord a perdere fino in fondo, perché noi tutti non perdessimo l’anima.
A quei giovani, a quelli che dal Nord fecero ritorno, che non cambiarono casacca e formarono una comunità umana prima ancora che politica chiamata MSI capace di trascorrere cinquant’anni da “esiliati in patria”, ai giovani che di generazione in generazione, come per il ripetersi di un miracolo, hanno scelto contro logica e convenienza di entrare in quella comunità umana, la cinica, la distratta Roma che ha già veduto tutto, ed il contrario di tutto ha tributato silenziosamente rispetto ed affetto.
E quando dico Roma non voglio parlare di una generica e retorica astrazione. Parlo della sua sterminata piccola borghesia e dei suoi quartieri popolari, parlo dei più anziani tra i quali l’antifascismo è rimasto sconosciuto nella stragrande maggioranza dei casi, delle sue donne, dell’attore dai romani forse più amato, Aldo Fabrizi.
E questo sentimento fondato sul convincimento della nostra diversità, della nostra estraneità alla deteriore consuetudine della ricerca della convenienza personale, non appena è saltato il tappo demoscristiano è divenuto consenso.
Dal ’93 ad oggi un romano su quattro, nel caso peggiore, uno su tre più spesso, ha votato per un partito che ha concorso al governo del paese per sei mesi, ritrovandosi poi all’opposizione a livello nazionale, regionale, provinciale e comunale denominato prima MSI, oggi AN.
Registriamo un livello di suffragi superiore a quello della DC al suo apogeo, senza un solo voto di scambio, senza una clientela, senza offrire altro che opposizione.
Anche quest’altro miracolo si spiega principalmente in chiave di sentimenti, di somma di due sentimenti che si chiamano rispetto per la nostra comprovata alterità al sistema di potere democristiano e speranza profonda di cambiamento”.