08 febbraio 2013

Tor di Valle…un pezzo di Roma

La prima volta che entrai a Tor di Valle fu quasi trent’anni fa, era uno splendido sabato di primavera una stagione che oramai nella nostra città’ non esiste più. Arrivai con il trenino, quello che andava ad Ostia, dimenticato da tutto e da tutti ed allora usato solo per i mesi estivi dagli amanti del mare nostrum.
La prima cosa che mi colpì era la gente che stava in fila per fare il biglietto di entrata, per lo più preoccupata di prendere un giornalino in bianco e nero, capii dopo che era il programma delle corse, in dettaglio dalla prima all’ottava. Poi però vedevo altre persone che invece andavano diritte senza fermarsi, con sottobraccio un giornale a quotidiano molto più grande di quello piccolo era: il trotto sportsman.
Entrato nell’ippodromo notai che la gente invece di salire le scale per andare a sedersi sulle tribune si avventurava nel parterre sottostante vicino alla pista. In quello spiazzo c’erano dei botteghini messi in fila a distanza e dentro, oltre ad alcune persone c’erano delle lavagne, su cui venivano scritte le quote dei vincenti e piazzati dei cavalli in partenza. La cosa più bella che vidi era aspettare l’apertura delle quote: c’era un silenzio a dir poco religioso, tutti a guardare, era sempre un botteghino che iniziava per primo e lì c’era un signore che le scriveva, più tardi venni a sapere che veniva chiamato il “senatore” proprio per la sua padronanza nel quotare i cavalli in corsa.
Lo speaker chiamava i cavalli in pista e uno alla volta loro entravano, attaccati al sulky e il driver sopra (molti si sbagliano li chiamano fantini ma quelli sono del galoppo e’ tutt’altra cosa…). Iniziavano allora le cosiddette sgambature di rito effettuate dai cavalli, quindi la maggior parte della gente in una solenne riflessione guardava il proprio candidato alla vittoria o al piazzamento (se arrivava tra i primi tre), lo scruta , vede come trotta , se ha dei problemi di andatura o se va di galoppo e quindi può essere squalificato in corsa, tutte situazioni che un buon intenditore cerca di intuire soprattutto se deve scommetterci sopra del denaro. Suona la campanella che annuncia che mancano 5 minuti alla corsa, la situazione si fa più incandescente, la gente si affretta a “puntare” il proprio cavallo non solo alle lavagne, ma anche al totalizzatore dell’ippodromo (una volta era solo quello, ora ahimè nazionale…) facendo la fila davanti agli impiegati dei terminali che ti rilasciavano la ricevuta della scommessa.
In mezzo alla pista c’era un’automobile, però diversa da quelle che si vedevano per strada nel traffico cittadino; chiesi a dei signori vicino a me come mai stesse lì e loro ridendo mi dissero: “a regazzi’ senza de quella nun se parte….” infatti poco dopo vidi aprire dalla macchina stessa delle ali con 8 numeri segnati sopra e che piano piano prendeva velocità con tutti i cavalli messi dietro in ordine… partiti!
Lo speaker dagli altoparlanti descrive l’andamento della corsa, chiamando qualche cavallo che viene squalificato per l’andatura, passa il primo giro, se ne fanno due perché le corse sono per la maggior parte da 1600 metri ma la pista e’ da 1000, quindi all’ultima curva c’è un tifo quasi da stadio per il rush finale e poi il rigoroso traguardo a metà retta con l’urlo finale delle persone che hanno vinto. Questa fu la mia prima volta all’ippodromo Tor di Valle e delle corse al trotto… Me ne innamorai subito, da quel giorno con parecchi amici ne abbiamo passate di riunioni, non le ho contate ma sono migliaia…
Ricordo le sfide di corse anche a carattere calcistico tra due driver romani come Carletto Bottoni e Marcello Mazzarini, il primo tifoso biancoceleste e l’altro invece giallorosso. I grandi premi come il Turilli, il Triossi ed infine il prestigioso Derby dove si affrontavano i migliori cavalli di 3 anni. Ricordo la sfida tra Viking Kronos e Varenne, con il primo favorito, strano a dirsi oggi, con la scena a metà retta di Giampaolo Minnucci che col suo frustino chiamava l’altro driver Kolgjini rimasto indietro mentre il suo Varenne tagliava già il traguardo in un tripudio generale. Di ricordi ne avrei tantissimi da raccontare, ma forse non basterebbe un enciclopedia, certo e’ che molte persone hanno sentito parlare di Tor di Valle soprattutto grazie ai due film come febbre da cavallo e la mandrakata record d’incassi ai botteghini… ma amici miei, vi vorrei far capire che le scene e le gag che mi è capitato di vedere nel corso degli anni, fatte dai frequentatori di quell’ippodromo, avrebbero fatto sfigurare anche due personaggi del calibro di Proietti e Montesano…
Purtroppo siamo arrivati all’epilogo, alla morte di questo ippodromo, le notizie si avvertivano da mesi: Tor di Valle chiude… il teatro del trotto romano non esiste più… quindi io come tanti altri ci siamo informati, capendo come sia potuto accadere e come si potrebbe fare per salvare almeno questo sport che a Roma ha sempre avuto una sua particolare importanza. Per mia fortuna ho chiesto ad una persona che oltre ad essere il delegato allo sport del comune di Roma e’ anche un amico fraterno di vecchia data: Alessandro Cochi. Con lui iniziamo a parlare, lui a livello istituzionale inizia a capire, a confrontarsi, incontrando a più riprese le organizzazioni dei driver, degli allevatori e dei dipendenti dell’ippodromo.
La questione e’ difficile quasi impossibile, però si apre uno spiraglio, quello della possibilità di spostare il trotto romano a Capannelle, dove c’è il galoppo, costruendo una nuova pista e creando così un polo ippico di importanza nazionale. Ripeto, la cosa è difficile, ma conoscendo Alessandro e il suo carattere determinato, so che farà tutto il possibile per non far morire il trotto a Roma.
Paolo Bravaccini, un appassionato di questo sport come tanti del resto.